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04/01/08: pubblicato un mio

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Francesco Casaretti, Amore Taoista. PDF Stampa E-mail

  

Amore Taoista è la storia di un viaggio a Hong Kong alla ricerca di un insegnamento antico ma quanto mai attuale, quello riguardante l’amore. E’ sicuramente una bella storia quella che Francesco Casaretti ci racconta. Innamorato del taoismo e disposto a tutto pur di imparare l’arte dell’amore, egli parte verso la Cina alla ricerca di un Maestro. Il Maestro che trova Francesco si chiama Xuan Pin: una ragazza speciale, giovane, moderna e carina, la quale gli insegna un’arte basata sullo sviluppo interiore, un’arte straordinaria per mezzo della quale fare l’amore diventa essere amore. E’ bello vedere come le tante difficoltà che un’impresa del genere comporterebbe svaniscono tutte nell’entusiasmo della ricerca, che tra l’altro presuppone già di per sé una potente convinzione: la certezza del risultato.

Secondo un detto al quanto risaputo, “il Maestro arriva quando l’allievo è pronto”, e Francesco infatti, dopo vari incontri, in virtù di un Intento niente male, (Xuan Pin abita nel famoso distretto di Shamahuipo, ben centosessantacinquemila persone per chilometro quadrato!) trova il suo Maestro perfetto. Maestro che confermò puntualmente la verità di un altro detto: “tutti i discepoli si innamorano del proprio Maestro”.

All’inizio il discepolo è sempre curioso, sempre prodigo di domande: sul senso dell’esistenza, sul significato del Risveglio, sul fatto che è tutto illusione. Xuan Pin però, da buona taoista, mette subito le cose in chiaro: « “Ma tutte queste sono chiacchiere” disse. “Non si può capire niente finché non si parte da questa”. E si mise una mano sulla vagina con il gesto più elegante, delicato e poetico che avessi mai visto». Xuan Pin insegna a Francesco “l’essere femmina”, infatti affinché ci sia vero amore, secondo il pensiero taoista, bisogna abbandonare l’essere solo maschio o l’essere solo femmina ai fini di sviluppare una personalità incentrata sulla totalità e la compenetrazione di femminile maschile, yin e yang. “Molte persone hanno una concezione distorta dell’amore, una concezione che potremmo chiamare romantica. Senza dubbio una visione molto poetica, ma anche diciamolo pure, patologica! Le due mezze mele… le due semisfere che hanno bisogno di attaccarsi l’una all’altra per poter rotolare! Ogni essere umano dovrebbe trovare la propria rotondità. Essere femmina e maschio, essere quindi capace di ruotare autonomamente”. Essere cioè, per prima cosa, capace di amare il proprio sé. E solo una volta riusciti ad amare noi stessi in maniera totale possiamo poi pensare ad amare gli altri, un concetto che noi occidentali abbiamo già sentito… ( “ama il prossimo tuo come te stesso”) ma forse non del tutto compreso.

Amare se stessi significa però (ri)trovare se stessi, scoprire cioè che cosa stiamo facendo e perché, come mai ci siamo messi “nei guai”: le varie filosofie sono chiavi di interpretazione e comprensione della realtà e le chiavi sono si importanti, ma solo perché pensiamo che le porte sono chiuse. “Quando l’uomo ha pensato di poter vivere meglio abbandonando il più possibile la natura, si è rinchiuso in una bellissima prigione che ha chiamato civiltà. E siccome ci si è messo da solo, non c’è nessun carceriere che abbia chiuso la porta all’esterno. A dire il vero la porta non è nemmeno chiusa. Solo che è passato tanto di quel tempo che l’uomo se n’è dimenticato. Va cercando una chiave per aprirla mentre basterebbe solo una leggera spinta per spalancarla”. Cosa significa spalancare la porta? Significa prendere coscienza del fatto che tutto è Uno, le diversità sono solo illusione, giusto-sbagliato, materia-spirito, bene-male, sono contrapposizioni illusorie create dalla mente, perfino lo stesso desiderio è illusione, anzi, secondo Xuan Pin, forse è la più grande delle illusioni. Una volta raggiunta questa consapevolezza non si ha più bisogno di risposte, né tanto meno di domande, tutti i problemi infatti si risolvono dal momento che non sono più problemi: tutto è Uno, le diversità sono solo onde di uno stesso mare: l’onda è onda ma nello stesso tempo è anche mare. Il bianco e il nero, la luce e l’oscurità ruotano continuamente, si sovrappongono ininterrottamente ma «proprio grazie a questa rotazione si scopre il centro, cioè il Tao, il perno intorno al quale ruotano tutti i contrari. Quando si scopre il centro tutto cambia. Non siamo più legati ai poli e ai contrari».

Ecco cos’è ciò che avvalora l’Intento: la consapevolezza dell’Unità, della Totalità. “Quando mangi, la mano che porta il boccone e la bocca fanno parte del tuo stesso essere, ecco perché non sbagli mai la mira”, ecco cioè perché Francesco ha trovato così facilmente la sua Maestra nella giungla di Hong Kong. Ecco perché la vita è gioia e realizzazione continua, e non sofferenza e sacrificio come vorrebbero certe religioni. Una volta raggiunta questa consapevolezza, una volta cioè arginate le illusioni create dall’io, si può passare all’atto pratico, quello cioè in cui il corpo diventa un affascinante campo di esplorazione, quello in cui si vive concretamente dentro l’attimo raro allargandone i confini: “Chi se lo sarebbe mai sognato di avere un orgasmo non legato all’eiaculazione! Un orgasmo indubbiamente più ricco, più profondo, più sconvolgente”, un’esperienza cioè che “rende straordinaria la nostra coscienza ordinaria”. Un’esperienza nuova e travolgente che rovescia del tutto la vecchia pratica, quella “tradizionale”: “Capii l’assurdità dell’espressione fare l’amore. Tutt’al più si sarebbe potuto dire essere fatti dall’amore!” L’amore taoista, secondo Xuan Pin, non ha niente a che vedere con l’amore ordinario, cioè con quel «qualcosa di molto semplice, primitivo e animale in cui noi tentiamo di gettare tutta la nostra spazzatura mentale… paure, insicurezze, frustrazioni, ansie, ambizioni, ossessioni, proiezioni di figure materne, paterne…».

L’amore taoista non conosce gelosia o brama, esso è uno stato superiore dell’essere: è preghiera. Significativo a questo proposito è lo stupore di Francesco quando si accorge che Xuan Pin non si è ingelosita del suo “tradimento”: «Per chi mi prendi? Dovrei forse essere gelosa perché ti sei messo a pregare con una mia amica?» Pregare è “essere amore”, ossia entrare in un’armonia così profonda da diventare l’altra persona, penetrando e divenendo così “amore in sé”: «Questo è il mistero dell’Armonia. Una nota si fonde con l’altra pur rimanendo se stessa», è questo, secondo Xuan Pin, «l’unico vero amore possibile». L’amore come preghiera dunque, cioè non l’amore fatto ma l’amore diventato. Un’esperienza completa che muta profondamente il modo di esistere, l’autore stesso infatti ne è uscito trasformato, più centrato, più consapevole, in una parola più forte e nello stesso tempo sereno, la tipica serenità di chi ha capito molte cose e non ha più bisogno di preoccuparsi. Una consapevolezza che gli permette di vivere felicemente ogni situazione, anche una apparentemente dolorosa come il distacco definitivo dalla sua amata Maestra, nella consapevolezza che nel mare tanto «esistono correnti profonde che uniscono anche le onde più lontane».

Lucio Giuliodori

 

 
© 2008 Lucio Giuliodori
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