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La sublime noumenologia che trabocca dalle armonie di Roberto Cacciapaglia, pone questo compositore in una sorta di Olimpo musicale, quasi inarrivabile, etereo e intangibile. La musica di Cacciapaglia è irrimediabilmente spirituale, elegante, soave, così leggera da staccarsi dal reale, sembra librarsi in volo, sembra innalzarsi costantemente. Le melodie sembra sbeffeggino di continuo la materialità, per evaporare, per tasmutare, per cambiare sostanza e divenire ancora più eteree, ancora più metafisiche. La musica di Cacciapaglia è sicuramente una musica metafisica, d’altronde il compositore l’ha pure impreziosita con citazioni dai vari testi sacri, sia orientali che occidentali e ciò attesta maggiormente la spiritualità del suo intento. Verrebbe proprio da dire figlia del cielo, come recita il titolo di una sua canzone, o addirittura atalntica, citandone un altro. In ogni modo il percorso artistico di Cacciapaglia sembra proprio innescarsi in un parallelo percorso iniziatico o per lo meno, questo è ciò che la sua musica rispecchia, ciò che in essa è riflesso, tangibile come una certezza di marmo, etereo come una nuvola in viaggio, verso altri luoghi, dentro altri celi. Il suo album intitolato Incontri con l’anima, non fa che attestare questo suo atteggiamento nei confronti dell’arte: un viaggio interiore alla scoperta di sé, della sua parte più invisibile. La musica serve per arrivare lì dentro, per piombarvi gravi, con tutto il peso che la materialità comporta, per poi dissolvervisi e confondervisi, poiché il regno musicale, è un regno senza limiti. “La musica è Dio” diceva Wackenroder, “la musica è a lingua degli angeli”, la musica è la metafisica, è cioè l’andare oltre il sensibile: è la noumenologia trasmutata dall’arte.
Lucio Giuliodori |