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La pace: tutti la vogliono ma nessuno la fa! Perché? Difficile rispondere, ognuno ha le sue buone ragioni. Ma è davvero così? Ognuno ha le sue buone ragioni per non vivere in pace? Non credo esistano “ragioni” per contrastare gli altri, non possono esistere, sono solo invenzioni dell’ego e per altro nient’affatto geniali. E’ al quanto ovvio poi che chi non è in pace con se stesso non può esserlo con gli altri. Se non riesco ad amarmi non amerò niente di esterno a me: cose, persone, animali, piante… Banale? Si, forse. Ma proviamo a mettere in pratica questo insegnamento… Beh, i fatti parlano chiari, la storia ce lo strilla sulle orecchie: non riusciamo a trovare pace! E la filosofia invece? Questa reginetta degli intellettuali, questo non plus ultra di certezze incrollabili, questa quintessenza della ragione con la R maiuscola, questa opera d’arte di ingegneria intellettuale, questo frigido rifugio dei pensieri… E’ solo un iceberg nel deserto: non esiste. E la scienza? Beh si, la scienza esiste! Si basa sui dati empirici, come potrebbe mentire? Mi dispiace per gli scientisti ma neanche la scienza è riuscita a donare all’uomo quell’isola dei sogni chiamata pace. E se la pace esistesse già? Se esistesse dentro di te? Se non dovessi far nulla per “costruirla” ma solo chiudere gli occhi e aspettare? E se fosse possibile sentirne il profumo? E se la pace fosse un’ebbrezza? E se la pace fosse… quello che vuoi? Tutto è quello che vuoi. Volontà ed essere: unione magica, alchemica, unione di due intenti troppo potenti per fallire. Basta chiudere gli occhi, basta vederla. Solo allora, solo una volta provata, la pace rimarrà, vivrà, ferma e pura come la linea dell’orizzonte, varco reale tra noi e il nostro vero Sé. Dentro questi “spazi” essa accade, cioè comincia ad essere, danzando gaiamente sulla linea del silenzio, sbeffeggiando il tempo, corrodendo il destino. La pace è qualcosa a metà tra l’arte e l’amore: non ci si stanca mai di contemplarla e anzi, il suo fruirne ne rinnova il bisogno, creando un desiderio a forma di gioia, finalmente appagato, finalmente adiacente alla sua vera fonte, comodo dentro il suo trono, dentro il suo traguardo, come un leone appena sfamato, sazio e conscio del suo essere re. Invece delle marce io per la pace proporrei piuttosto una meditazione generale. Niente cortei, niente bandiere, niente slogan, niente di niente, solo sedersi, rilassarsi e spegnere la mente, concentrando la propria attenzione e il proprio “presente” sul senso di pace, inviandolo consapevolmente a se stessi e al mondo intero, per poi connettersi alla Sfera del Silenzio, dove imperano altri suoni, composti da vibrazioni archetìpiche e oceani noumenali. (A Washington DC nell'estate del '93, per combattere il crimine, è stato fatto proprio questo esperimento con 4.000 volontari provenienti da cento paesi diversi per meditare collettivamente durante il giorno. L'obiettivo era dimninuire il crimine del 25 %. All'inizio dell'esperimento, il capo della polizia di Washington disse in televisione, che per ridure il crimine del 25 % sarebbe stata necessaria la neve d'estate.... Alla fine però tutto il dipartimento di polizia dovette felicemente ricredersi. E godersi una calda estate!). Una marcia del cuore e col cuore, senza la mente appunto, essa infatti non serve sempre, come invece ci hanno insegnato, o meglio a volte serve proprio per essere trascesa. Proprio come la presenza del male, che a detta di Agostino, serve per mettere in luce la presenza del bene, così la mente serve per illuminare la presenza della pace, la sua possibilità reale, al di là del dialogo interiore o dei pensieri associativi di cui cantava Battiato anni e anni or sono. Se esiste dentro di noi, può esistere anche fuori: “come in alto, così in basso”. Iniziamo con l’eliminare i nostri pensieri “battaglieri”, le nostre immagini mentali in cui vengono contemplate scene “rabbiose”, il nostro continuo giudicare noi stessi e gli altri, cerchiamo di capire che siamo esseri stupendi, meravigliosi, unici, cerchiamo di non guardare il telegiornale, almeno fino a quando non inizierà a parlarci di gente che vive felice invece che di gente che muore massacrata, cerchiamo cioè, innanzitutto, di trovare la pace dentro di noi, nel nostro mondo interiore. Trovo assolutamente sbagliato, oltre che oggettivamente contraddittorio, scagliarsi contro qualcuno o contro qualcosa in nome della pace. Non serve a niente criticare gli altri, le loro scelte, le loro idee, gli altri non esistono nemmeno fino a quando io per primo non ho trovato la pace dentro di me. La pace non è una chimera, la pace è possibile, basta solo “volerla ed esserla”, basta solo… amarsi un po’ di più. Se ogni persona capisse “di quale pasta è fatta”, se solo avesse il coraggio di osare, di scavalcare le barriere impostegli dalle tradizioni, dalle religioni, dalle politiche, dalle convinzioni generalizzate, dagli insegnanti, dalle scuole, dalle università, dalla merdosa televisione, dalle famiglie, dalle parrocchie, dagli studiosi, dai sapienti, dai premi nobel, dai papi e dai santi, beh allora saremmo già un passo avanti, e se come dice Thich Nhat Hanh, “la pace è ogni passo”, possiamo allora chiudere gli occhi e iniziare a camminare. Chissà se dopo qualche metro potremmo perfino staccarci dal suolo? Personalmente non credo nelle marce, marciare sa di marciume. Io preferisco volare. Lucio Giuliodori
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