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Leggendo i racconti-sogni descritti da Lucio Giuliodori, si cade in un mondo surreale, assurdo ma anche (spesso) divertente, che mescola, (come è nella natura del sogno), esperienze vissute, nozioni acquisite e sensazioni a volte solo intuite. Succede quindi di incontrare personaggi storici legati alla storia della filosofia, all’arte o altre personalità che si “rivelano”, spiegando loro stessi e prendendo spessore proprio perché inseriti in episodi di “normalità straordinaria”. Una scrittura che prende dal sogno anche il “non-senso” dei giochi di parole che cambiano il corso dei pensieri spostando il senso logico, mantenendo però lucido il fuoco sul racconto o sul suo significato sotteso. Ma questo non è solo un libro divertente nel suo proporre sogni più o meno assurdi, ma contiene pagine ricche di emozioni, riflessioni e malinconie a volte mal celate. Inevitabili echi di percorsi personali si fanno ogni tanto sentire, suscitando domande le cui risposte a poco servono, se non a colmare banali curiosità.
Sogni come affermazioni di una realtà ben più interessante e stimolante di quella in cui ci troviamo a vivere tutti i giorni. Realtà ben descritta nel racconto “Un incubo reale”, in cui essa diventa, appunto, l’incubo del sogno in atto in un’operazione di meta-teatro onirico dove si rischia di trovarsi con un senso di smarrimento del Sé, tipico di quei sogni troppo reali e vividi ben descritti da Roger Caillois ne “L’incertitude qui vient des rêves”. La catarsi presumibilmente sta nel rendersi conto dell’assurdità della vita reale, non del sogno e questo forse è il messaggio di Giuliodori.
Tatiana Marangon, eGmagazine 10/97. |
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