Home Recensioni Osho, L’amore nel tantra
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«Il sesso è una piccola morte e proprio per questo è in grado di donare gioia. Per un istante ti perdi, e quell’istante è l’orgasmo. In quell’istante sei pura energia, che vibra e pulsa. Senza un centro, senza un ego. Esci da te stesso, diventi vasto, immenso». “L’amore nel tantra” parla proprio di questo, di come è possibile diventare immensi, cioè perdersi nel mare dell’esistenza, fondersi in esso e trasmutare da goccia a mare stesso. E’ questa l’esperienza oceanica che vuole proporre questo interessante personaggio, ex docente di filosofia nelle Università di Rajpur e Jabalpur. “Ocheanic” è un termine che il filosofo, o come lo chiamano i suoi estimatori “Maestro di realtà”, riprende da un altro filosofo: William James. E il termine “Osho”, già usato dai Maestri Zen, sta proprio ad indicare colui il quale fa l’esperienza dell’“oceano”. Un oceano nel quale ci si può perdere, abbandonando per sempre quella parte della personalità che annebbia e disorienta il vero io. Osho era un amante della libertà, amava proporla, amava condividerla, amava dirci che essa esiste. Decise di andare in America per farlo ma ne propose così troppa che alcuni americani alla fine, non abituati a dosi eccessive, decisero di “liberarsene”. Posero la parola fine a quella voce suadente, nel modo più consono a chi libero non è e mai lo diverrà. Osho venne ucciso, avvelenato per l’esattezza, ma i suoi insegnamenti per fortuna continuano a vivere. In questo libro, il filosofo, presenta il sesso come “porta regale” verso stati di coscienza diversificati nei quali è possibile scordarsi di essere circoscritti ai limiti materiali. Ma andiamo con ordine: cos’è il sesso? E’ una delle due esperienze più importanti e decisive di un essere umano, l’altra è la morte: «Il sesso è la porta attraverso cui la vita fa il suo ingresso nel mondo, la morte è la porta attraverso cui esce dal mondo. Queste due porte vanno esplorate nella loro totalità. E coloro che l’hanno fatto si sono resi conto che non sono due, ma una sola». Che significa “una sola porta”? Cosa c’è dietro di essa? E soprattutto, come possiamo aprirla? “La Porta della percezione” - verrebbe da dire - non è altro che la stessa Consapevolezza, raggiunta attraverso un cammino di evoluzione spirituale costellato da esperienze aperte alle diverse Porte dell’essere. Nei templi tantrici di Khajuraho e di Konarak «sono raffigurate coppie che fanno l’amore in posizioni infinite, concepibili e inconcepibili, possibili e impossibili. Tutte le mura traboccano di sesso: si resta sconvolti, si è presi da vertigine, ci si difende giudicando oscene quelle figure, condannandole, distogliendo lo sguardo. Si prova l’impulso a fuggire. Ma tutto ciò non è dovuto alle sculture ma al prete che ti ha instillato il veleno». L’uomo è sempre stato ossessionato dalla sessualità, per mitizzarla o per reprimerla, i preti, hanno secondo Osho, svolto questa seconda operazione in maniera quasi sadica, sicuramente patologica. Le sue riflessioni intorno al gigantesco senso di colpa che ci portiamo sulle spalle sin dalla più tenera età, sono estremamente interessanti, soprattutto quando il filosofo tira in ballo Freud. L’uomo, dice Osho, è l’unica creatura che ama accoppiarsi di notte, o comunque talvolta a luce spenta, mentre gli animali, sicuramente meno repressi di noi, lo fanno tranquillamente alla luce del sole. Perché l’uomo si vergogna così tanto? E’ al quanto risaputo che se si vieta una cosa, essa diventa inevitabilmente più interessante, il desiderio di averla si moltiplica – qualsiasi genitore lo sa, qualsiasi padre, figuriamoci quello eterno - se la cosa in questione è inoltre così naturale da rappresentare la vita stessa, da essere cioè ciò che dà la vita stessa, quel qualcosa diventa esponenzialmente più desiderato. In sostanza il discorso “cristiano” secondo Osho non sta in piedi, poiché farebbe apparire Dio più sciocco di Freud. In realtà non esiste niente di sbagliato nel sesso ma anzi esso è sacro, i santi stessi addirittura «ogni volta che hanno parlato di Dio, dell’esperienza dell’incontro con Dio, hanno sempre usato delle metafore sessuali. L’incontro con Dio dev’essere un orgasmo, l’orgasmo supremo, totale, eterno». Basti pensare che il Bernini stesso «prese a modello l’orgasmo di una donna per raffigurare l’unione mistica, il samadhi, di Santa Teresa con Dio». Non stanno in piedi le idee “cristiane” dunque ma nemmeno quelle freudiane, il filosofo viennese infatti aveva preso in esame non tutta la sessualità ma solo quella repressa dell’uomo occidentale. In ogni modo… Purtroppo… Lo sapevamo già! La repressione “cristiana” è così radicata, così profonda e palese che le notizie ormai quasi “normali” della pedofilia anche tra i preti, non fanno più nemmeno così tanto scalpore. Le radici di tale repressione sono così incredibilmente profonde, robuste e “astute” che quasi ci ingannano sulla loro esistenza: siamo così abituati a convivere con esse che non le vediamo più nemmeno, scambiandole quindi con la nostra stessa personalità. Oltre alla repressione “cristiana” dunque, argomento quasi d’obbligo in ogni riflessione di natura esoterica riguardo alla sessualità, Osho si addentra anche in tematiche meno religiose e più filosofiche. Molto interessanti a questo proposito sono le considerazioni riguardo al tempo: nel coito tantrico infatti, che può durare anche per ore, si vive l’assenza del tempo, e anche dello spazio dal momento che si esperisce una sostanziale unione con l’amata e con il tutto stesso. Ecco perché il sesso è un veicolo per entrare in contatto con la realtà suprema, con la fonte originaria. Da tutto ciò consegue anche il fatto che «sul Tantra sono stati scritti infiniti libri, e tutti parlano di tecniche. Ma sul vero Tantra non si può scrivere nulla. Il vero Tantra dev’essere vissuto». Esso infatti «è un’esperienza unica al di fuori dello spazio e del tempo», esperienza nella quale «la meta è divenire follemente folli, sino a fondersi con la natura suprema: la donna scompare in quanto donna e diviene una soglia sull’assoluto, l’uomo scompare in quanto uomo e diviene una soglia sull’assoluto». Ma in sostanza come si fa concretamente a diventare follemente folli? Come si fa a diventare realmente “orgasmici”? Ci sono dei rischi? Beh a quanto sembra, pare di si, per lo meno per chi vive in un condominio… «Se sei veramente orgasmico mugolerai e grugnirai e urlerai e canterai e pregherai, facendo l’amore. E’ inevitabilmente un comportamento folle, e nel tuo mondo civilizzato potrebbe causarti gravi problemi. Il vicinato intero saprà che stai facendo l’amore in modo folle, in modo orgasmico, e non potrà tollerarlo. Ci sarà qualcuno che chiamerà la polizia, pur di fermarti: “sta accadendo qualcosa di pericoloso, c’è uno qui vicino che è diventato pazzo, che è diventato orgasmico”». In ogni modo, lascio a voi la scelta, che a quanto pare dovrà essere attentamente ponderata ai fini del concepimento. Da una “sessualità superiore” infatti, e solo da essa, secondo Osho, ma anche secondo Castaneda del resto, possono poi nascere delle anime elette, cioè degli esseri “fatti come si deve”, verrebbe proprio da dire “come Dio comanda”… In conclusione il Tantra è di estrema importanza poiché grazie ad esso, secondo il filosofo indiano, si potranno addirittura «creare le circostanze propizie per dare alla luce quello che Aurobindo e Nietzsche hanno definito il superuomo». Lucio Giuliodori |
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