La filopoesia surrealista di Cristiano Drago.

Cristiano Drago, Panorama metafisico II. Le torri della separazione.
«Non ci si bagna due volte nello stesso fiume» diceva Eraclito. Non ci si bagna due volte nemmeno «nel blu di quel mare profondo» della vulcanica poesia di Drago. No, non se ha il tempo: si viene travolti direttamente. O si diventa mare con lui o si affoga.
In Drago l’ oltrepassare i limiti, è un atto di quotidianità naturale. Lo strabordare incessante è in lui congenito. Egli non riesce minimamente a stare dentro schemi, di qualsivoglia natura. Perfino i capitoli del suo libro gli staranno stretti – sono sicuro che qualcuno o qualcosa dentro di lui dirà: «perché mai dovrei dividere in capitoli? Perché mai organizzare? Quando tutto ciò che ho dentro è una cascata in piena?» Una cascata creativa di una potenza sovrumana, nel senso letterale di "sopra" o "oltre" l’ umano1.
La baudelairiana facultè cardinale – la fantasia – è costantemente all’opera, in ogni minima sfumatura del testo, senza pausa, senza respirare dall’inizio alla "fine".
Cristiano Drago, col suo Barocco galoppante, ci accompagna, o meglio ci stordisce, ora con le parole, ora con le visioni, ora con i concetti: ora. Allungando la nostra attenzione, nell’istantaneo presente della sua elevazione alla seconda 2.
Drago ci mette all’angolo e picchia duro, scaraventandoci in faccia tutta la grettezza della pesante immanenza, il peso del suo affanno, la zavorra e il contrasto nel nostro animo, scheggiato, a tratti ferito, graffiato da essa. A volte trafitto. Ecco che in questo senso, la scrittura draghiana, diventa terapeutica: nel suo travolgerci, ci porta con Lei, tra dimensioni iperboree, iperuraniche.
Ci si stacca dal reale. E si comincia a volare: in essa, con essa. «Magnifici viaggi verso il divino... Ma nessuno di questi a misura d’ uomo». Appunto: oltre di esso, oltre l’uomo. "Oltre" è la parola d’ordine, la chiave di volta per scassinare il reale, trasfigurarlo, sbeffeggiarlo e schiaffeggiarlo e, finalmente: superarlo.
Ecco a voi la Surrealtà.
Il Surrealismo draghiano, «immersione cromatica di un dipinto grondante sogno», rende reale e tangibile la «pertinenza semantica dell’ essere», la quale «ci ubriaca fino al midollo». La sbornia però non è nefasta, poiché «l’ ebbrezza di questo nettare supremo ci rende immortali».
In Simmetrie dell’oltretomba (sicuramente una delle più belle liriche del testo, dopo Energia creatrice, la mia preferita), il poeta, col suo passo leggiadro, sembra comunicarci una grande verità: a noi ci è dato tutto, se solo torniamo bambini, cioè se solo compiamo quel percorso platonico di rievocazione del Sé.
«Conoscere è ricordare».
Tema dal fascino immortale questo, magistralmente approfondito dal mistico contemporaneo Daniel Meurois-Givaudan, in cui proprio in questa poesia ritrovo un’eco sinuosa e invitante.
Ricordarsi, è in questa "nuova" prospettiva ontologica, migliorarsi. Non a caso, a questo proposito, Drago cita Pietro Ubaldi, il quale afferma che «la crescita è un processo di trasformazione: non si tratta di un puro e semplice accumulo, ma di un processo nel quale i primi livelli successivi vengono costantemente superati e trasformati».
Eccolo dunque il super-uomo - o come lo dipinge elegantemente il poeta "l'uomo trasparente" - un individuo «artefice del proprio destino sempre e comunque: egli deve compiere la "fatica" di creare se stesso». (Una fatica che è un piacere, oserei aggiungere io).
Lasciandosi alle spalle «polverose e antiche suppellettili karmiche», Cristiano Drago inaugura un nuovo stile poetico-filosofico in cui egli stesso, giullare creativo e menestrello quantico, passa dal barocco al rinascimentale, col potere del suo carrarmato concettuale-evocativo, il quale quando passa, affonda… Quando passa, si vede. Si sente. Nonostante il vessillo del Silenzio, svetti imperioso dalla cabina di Comando.
Dal Cinquecento si arriva d’un balzo al Novecento: il salto a-temporale avviene tutto d’un tratto, mit einem schalg – riproponendo la felice citazione schopenhaueriana di Drago 3.
Il tema rinascimentale dell’uomo artefice di se stesso, ampiamente evocato lungo tutto il corpo sottile del testo, sfocia, nella più assordante naturalità, nell’evasione implicita tipica del Surrealismo. Perché si: Drago è un surrealista.
L’ecletticità esuberante dell’impalcatura concettuale di questa meta-scrittura, compromette ogni possibile linearità d’indagine o regolarità descrittiva e/o interpretativa.
L’uragano di pensieri intermittenti, più veloci della luce einsteiniana, già proiettati ben oltre la relatività e inzuppati di quantismo, duella regalmente col corso della storia: la Storia delle Idee.
La già citata impossibilità congenita al limite e al confine, che gli permette di essere al tempo stesso rinascimentale e surrealista o esserlo e non esserlo, apparire e scomparire come un' onda-particella non localizzata, se non all’interno di questa massiccia Weltanschauung esoterica, dipinta con l’anima a caratteri cubitali nel cielo del Silenzio, provoca ed implica uno spossamento strutturale del reale. «All’artista è permesso spostarsi», ricorda Drago citando De Chirico, bene ma dove?
Sebbene la localizzazione non ha orami più senso alcuno - e forse proprio per questo – l’unico "luogo" rimanente, dopo aver superato il reale, è proprio il surreale: ecco perché Cristiano Drago, è un surrealista a pieno titolo. Ma un surrealista ampliato, che ha tesaurizzato il Rinascimento, si è immerso nell'esperienza dell’esoterismo, si è interrogato sul quantismo e si esprime in modo barocco.
Tutto ciò viene perfettamente esplicato «da questo linguaggio visionario che diventa filtro di simboli e significati in cui descrivere un mondo differente: qui sono proprio i sogni a passare dalla potenza all’ atto».
«Che aggiungere ancora...
Forse la descrizione di ogni misterico simbolismo
celato dietro tali versi
non si esplicita ancora in tutta la sua autoevidenza.
Non c’ è da preoccuparsi per questo...
basta osservare il firmamento
e il suo infinitesimarsi indomito
proprio sopra il nostro sguardo».
Lucio Giuliodori
1. Ci viene in aiuto la sinuosità della definizione nietzscheana di Übermensch, più volte citata dal pittore-filosofo-poeta. Ma in sostanza, chi è il superuomo draghiano? E’ «un uomo trasparente, che ha la possibilità di reinventarsi totalmente perché del tutto sganciato dalla forma e con gli occhi sempre puntati sul suo precipizio interiore: la sua sostanza».
2. La "seconda attenzione" non è altro che il regno dello Spirito, ciò che Castaneda chiamava Nagual (distinguendolo dal Tonal), la Coscienza in libertà, l’oltrepassamento della materia ("prima attenzione"). L’infinito presente o istantaneo presente è quella condizione atemporale, scevra da suddivisioni, la sola esistente secondo varie tradizioni esoteriche, la sola ammissibile, per "comprendere" certe meccaniche, tanto celate quanto celesti. Sia il tema dell’assenza di tempo che quello della "vittoria" sulla materia, sono ampiamente sezionati dalla macroscopica filopoesia di Drago.
3. D’altronde i limiti temporali e quelli spaziali, sono stati ampiamente superati, già nell’introduzione: «Sconvolgendo i normali piani spazio-temporali, già la relatività ristretta di Einstein aveva proposto un modello di universo in cui lo spazio-tempo poteva essere incurvato, alterato e anche annullato, ad opera di forze potentissime come la gravità o l’ interazione nucleare forte. Ad oggi noi impariamo a conoscere anche altre forze altrettanto potenti che permettono d’ incurvare la quadridimensionalità spazio-temporale: il potere evocativo della volontà e l’ immaginazione nella fase onirica del sogno; considerazioni al "limite" dell’ esperienza umana che indispettiscono di certo una visione kantiana dell’ universo, in funzione delle sue categorie di spazio e tempo, come intuizioni pure e forme a priori dell’ intelletto".
