GODO D'ARPEGGI
Romanzo. Morlacchi Editore, Perugia 2010.

Cover art: Renata Palubinskas, Protector.
Ero curiosa di scoprire chi o cosa fosse Godo d'Arpeggi... Inizio a sfogliare il libro e man mano mi si apre un mondo: un mondo fatto di immagini da leggere, da osservare, da capire, da immaginare... Ogni pagina racchiude una visione, un quadro, un'Arte che Godo/Lucio comunica con maestrìa: è un mondo che (non) ci appartiene e proprio per questo non puoi non esserne rapito.
Valeria Rustici
I libri di Lucio dissetano il mio essere, aprono il mio spirito ma allo stesso tempo accrescono la mia inquietudine...
Vorrei tanto avere un amico come Godo... anche se in realtà credo un po' di averlo già trovato... è Lucio!
Flora Secchia
In ritorno da Barcellona, un volo di un'ora e quaranta minuti e un libro tra le mani: poche ma intense pagine piene di sentimento. Godo D'Arpeggi mi ha fatto compagnia e mi ha insegnato più di quanto pensassi.
Annalisa Ambrosi
Tutto parte da ex ducere, anche io ne sono fermamnee convinta, ci ho ritrovato idee montessoriane, steineriane, gardneriane e la bella psicomagia di Jodorowsky. (Suor Complessa è fantastica!)
Arianna Biagino
L'autore si prende gioco delle convenzioni, giudizi e condanne con velenoso sarcasmo; un inno alla libertà e alla tolleranza, a tratti terribilmente divertente. Bellissimo!
Silvio Sivolella
In questo percorso del protagonista troviamo l’influenza degli studi filosofici dell’autore, ma Giuliodori, che è anche educatore, in Godo d’Arpeggi specifica ciò che l’educazione dovrebbe creare: aiutare il genio a liberarsi attraverso le forme artistiche che predilige così da porsi al di sopra della convenzionalità. Quest'ultima invece – dominante poiché fa leva sulle paure e le incertezze dell’umanità – trasforma spesso il superiore in folle e lo intende emarginare.
Diego Mencaroni
“Godo d’ Arpeggi”… appena letto il titolo e neanche sfogliata la copertina che siamo già immersi in lussureggianti abissi noumenali: un mondo iperuranico fatto di personaggi astuti e inquieti che si destreggiano nelle dense trame del racconto.
Ma il racconto verrà dopo, va bene… ci arriveremo… sarà come al solito del nostro affezionatissimo Giuliodori, un tuffo co(s)mico nelle profondità dell’ inconscio più selvaggio e indomito, ma il titolo… “Godo d’ Arpeggi”… come un’ incantesimo che ti ipnotizza e ti obbliga alla trascendenza… Mi sono smarrito fra le parole di quest’ enigma: un fascino inspiegabile mi ha rapito dalla realtà e poi, leggendo il testo, mi ha gettato nel mondo onirico dell’ arte, dal quale solo a stento, ne sono uscito (forse).
Ma quale demone dionisìaco ha condotto la mano del nostro autore verso tali mondi di confine…
Cristiano Drago
Godo è un instancabile operaio dell’anima. Un solerte manovale intento a costruire quella che diverrà una cattedrale interiore e per farlo utilizza gli strumenti dell’artista. Non è semplicemente un anticonvenzionale con una personalità borderline, come sembrano pensare gli altri personaggi che abitano con lui le pagine di questo testo. Più che altro Godo è un esteta.
Gli abiti preconfezionati per le personalità e le anime che si trova nella grande distribuzione culturale del nostro tempo gli vanno stretti. Abiti dismessi, collezioni sempre uguali, ma pronte all’uso direttamente sugli scaffali della modernità. Basta allungare una mano per indossare un ruolo, un modo di essere, per divenire presidi, suore, filosofi e perfino educatori. La pigrizia e la comodità impediscono di trovare, ma soprattutto di provare abiti più comodi, fatti su misura per il proprio sè.
Godo d’Arpeggi non sa o non vuole accontentarsi, incapace di indossare sempre gli stessi panni, ogni giorno deve cambiare il proprio costume per esplorare le diversità dell’essere e le mille sfumature dell’anima.
Michele Buratti
Come opera giovanile, propedeutica a opere che la maturità artistica dell’autore produrrà, è concesso leggere sprazzi disparati e non a senso unico di riflessioni interiori. Si va dalla critica filosofica, storica, etica fino a quella pedagogica. La pittura fa da sfondo con un ottima penetrazione dell’esigenza di fare arte. Aggettivi abbondanti ma necessari. Citazioni anch’esse necessarie per “indurre” il lettore a nuovi autori. Paesaggi dal tormento interiore drammatico poiché la natura non è soltanto ciò che è percepito dall’occhio umano, ma anche quello dell’animo e della sensibilità interiore. Questo rimanda all’impressionismo. Personalmente condivido l’estasi dell’autore davanti a due belle gambe.
Salvatore Biagino

www.morlacchilibri.com/godod'arpeggi
music: pavement, gold soundz.
L'anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di sé, non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza. E appena l'ha riguardato, invasa dall'onda del desiderio amoroso, le si sciolgono i canali ostruiti: essa prende respiro, si riposa delle trafitture e degli affanni, e di nuovo gode, per il momento almeno, questo soavissimo piacere. [...]
Platone, Fedro.
Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanetti e i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? (...) Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell'età più bella della vita e di compomettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?
Giovani Papini, Chiudiamo le scuole.
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