Manlio Sgalambro

DEL DELITTO
L'immagine filmica è parte di quest'epoca sconvolta e miserabile. In altri tempi dalle immagini si trassero miti, in altri ancora religioni. Il film è ciò che resta dopo che tutto questo se n'è andato. E' lo spiritismo del nostro tempo. Bisogna credere ai fantasmi per credervi.
Egli (il timido) urta le cose, le rompe, finisce addoso alle persone, mette in forse la loro esisitenza, come la sua propria. La timidezza appare dunque come uno stato di sospensione.
L'unico potere su di me che concedo al tempo passa attraverso l'orologio. Mi assoggetto alle sue scansioni, schiavo felice. Che c'è di male a prescrivermi: alle tre devo pensare al concetto di Bene, alle cinque al concetto Dio, alle sette a voi?
Mi chiedete come l'idea di Dio divenne banale. (Devo dirvi che fu banale sin dall'inizio. Comunque).
Si può incidere sulle cause solo disponendosi a essere un effetto , e l'unico che finora l'abbia insegnato come si doveva era Spinoza. Apprendete a essere un effetto, concluse. Regolatevi, anche voi siete fatta di minuti e di punti nello spazio, diceva Isabelle.
(Essa aveva della venerazione epr lo spirito. Non riusciva a capire, diceva, come le leggi della geometria fossero così ossequiate e le leggi dello spirito discusse di continuo. Con le une, rispondevo, si costruiscono edifici, con le altre dei sistemi. Siamo in pochi a sapere che solo questi ultimi sono eterni).
Che importa credere in Dio le sussurravo, credete in San Tommaso... (San Tommaso, il più esperto meccanico...)
Comunicare è da insetti, solo esprimere ci riguarda.
Vi dirò, voi avete della ricchezza la stessa idea dei poveri. Io invece ho sperimentato la ricchezza come condizione della conoscenza. Una vita da ricco dispone a una conoscenza senza risentimenti.
Con mano ferma si devono staccare le idee da quel groviglio in cui si trovano e farne qualcosa di così distinto che non evochino altro che se stesse. Ogni idea deve essere come Dio, di cui, come sapete 'nihil maius cogitari potest'.
Credete solo alla verità che vi si imprime come un marchio, alla verità che vi brucia...
DELL'INDIFFERENZA IN MATERIA DI SOCIETA'
Che io debba essere governato: ecco da dove inizia lo scandalo della politica.
La politica è la tutela dei minorati. L'idea dunque che io possa essere governato mi dà un senso di offesa infinita. Mi sento di accettarla solo per quel tanto che mi assicuri la possibilità di occuparmi delle mie idee o di seguire le spire della mia sigaretta. Ma così ritengo che debba essere per qualsiasi uomo indipendente e consapevole di sè.
Insomma, se ci fosse una gerarchia, l'uomo politico occuperebbe l'ultimo posto. L'incredibile gergo, più squallido di quello dei becchini, il linguaggio ridotto a melassa: il politico è quell'ultimo uomo di cui andava alla caccia Nietzsche.
Io sono convinto (o in termini più rigorosi, è una mia evidenza) che la specie umana si conclude nel filosofo. In colui che unicamente è capace di trare tutte le conseguenze dall' "io sono" e di costringere gli altri a trarle.
Il nostro nemico - l'altro - non vede la verità che nell'intelletto comune. Non bisogna vincere un individuo, ma l' "umanità". (...) La mia indifferenza al sociale è la mia ultima offerta alla verità.
La mia indifferenza per l'altro è il maggiore sforzo che io possa fare per lui.
La politica è la più stupida attività a cui si siano mai dati gli uomini. (...) Più aumenta la socialità, più aumenta la stupidità. Cresce infatti la credulità generale (la fede nel futuro, la società migliore...) e la stessa individualità ne risente profondamente.
L'uomo è pericoloso perché è. dal punto di vista metafisico, ossia ontologicamente, io sono un fuorilegge. (...) se devo essere sincero, io mi ritengo fuori dell'umanità.
Col concetto di pace si è eliminato il concetto di verità. io non dico altro.
Poiché non mi sono rassegnato ad essere nato, ne profitto per tramutare la conoscenza in indegnazione.
La società cambia stato come una folle signora le sue toilette, e io devo seguirla in tutte le sue pazzie.
Detesto, debbo dire, l'illuminismo. che me ne faccio dei moccoli? La sua luce era dipinta, mentre avrebbe dovuto bruciare. L'illuminismo ampliò a dismisura la politica contribuendo a darle un'importanza smodata.
Noi produciamo opere, tecniche, arti, filosofie, scienze, letterature; loro, figli. Mi accorgo che una stessa spinta vitale beffa entrambi. (Tuttavia mi sembra a volte che solo un errore di classificazione possa avere messo assieme nello stesso genere chi si occupa di dimostrare il teorema di Fermat e "i molti".
DEL PENSARE BREVE
Perché mi ostino a definirmi "filosofo" benché né i filosofi mi vogliono né io voglio loro? Perché in questa disciplina, nella sua venerata regola, entrai fanciullo e mai venne meno la mia fedeltà. Per più di cinquant'anni l'ho studiata non distratto da altro. Ne ho carpito segreti e reticenze, ho visto esaltazioni e declini, eccessi e dimenticanze. Filosofi sull'altare e poi scagliati giù. Ho assistito al loro regno, e al dominio delle loro idee, e l'ho studiato più che quello di duci e condottieri. Ho avuto amori duraturi, ho imitato modelli (ma comi si può imitare l'Idea, ahimè). Sono invecchiato lì dentro. Di essa conosco tre o quattro cose meglio dei miei contemporanei. Non ho altro da aggiungere.
Se rubi ti arrestano; se affermi che esiste Dio è solo un'opinione. Ciò mi ha sempre meravigliato.
Ai teologi del Totalmente Altro. Dio è il Totalmente Questo.
Dell'opera filosofica. (..)Un'opera filosofica deve restare un'enigma per il volgo ed essere come una musica da camera per l'iniziato. Che essa si sciolga nella bellezza è il suo destino finale. (...) Soggettivamente l'opera filosofica non presenta nessuno dei requisiti richiesti dall'arte, ma essa lo è rispetto alla elevata coscienza del contemplante.(...)
Da prendersi alla lettera. La maggior parte degli uomini è superflua. Si devono continuamente inventare ruoli e necesità per essi da quando l'unica vera necessità della loro presenza nel mondo, la guerra totale, non sembra rientrare nei piani dello Spirito. Nasce pure una cultura superflua come loro. una cultura da poveri diavoli. Ma in filosofia non è ammessa "cultura". Il corpo a copro con lo Spirito è tutt'altra cosa. Cultura è ciò che resta dopo che lo Spirito se ne è andato.
Qui è vera rinuncia. L'estrema rinuncia è per me la rinuncia alle gioie del pensiero, alle Idee, alle verità seducenti e pericolose.
Nulla mi importa delle "gioie della vita", belle donne e ricchezze non mi dicono nulla, ma un bel pensiero, sinuoso come un serpente, una verità, la penetrazione di un difficile testo, la vittoria del mio pensiero su un altro, strapparmi tutto questo è strapparmi la carne e le viscere. Qui è vera rinuncia. Sicché a questo si volge la mia negazione favorita, si immerge qui la sua punta...
Ciò che vi è di altro nel bello è il suo effetto distruttore. La felice tensione di una poesia fa scoppiare, se essa entra in te, il tuo povero cuore. Tu ne sei la vittima che accoglie devota l'acuminato coltello con cui il bello di immola. Nessuno dev'esserci dov'è la bellezza, questo essa sembra dire e con gesto sdegnoso ti volta le spalle. Chi vede il volto della bellezza muore, sì, ma non disperato.
DIALOGO TEOLOGICO
Un'idea non mi sembra veramente attendibile se non appaga anche i miei sensi.
Si, "les seins des belles femmes ou les incroyables idées des théologiens " possono condurre ovunque...
(Confermo che i migliori rapporti si hanno con gli estranei. Filano lisci e divertono. Anche quando muoiono essi non ci danno dolori. "To' è morto" si pensa e si passa oltre).
LA CONOSCENZA DEL PEGGIO
Le discoteche sono piccoli nirvana dove il solenne fragore del rock fa assaporare il piccolo nulla al figlio di Siddharta. Non essere per un poco è tutto quello che si chiede. Piccoli 'niente' di cui la vita dell'individuo odierno ha bisogno per rinascere e vivere un'altra settimana.
Nella musica 'industriale' è immanente l'irreversibilità del tempo. Essa è musica entropica, musica che si distrugge da sé. La musica leggera è la fattispecie dell'autodissolvimento della musica. E tuttavia è l'unica forma di musica che ha senso per tutti. Sul ciglio dell'abisso, Mahler compone Il canto della terra ma canticchia una canzone napoletana.
TRATTATO DELL'ETA'
Una sessualità totale succede alla sessualità genitale. Giustamente si dice totale: essa si distribuisce per tutto il corpo e vi si fonde. Ogni punto è pene, ogni luogo è vagina. L'amore giovanile, invece, è pura regressione all'erezione, insomma alla mano. Escludo assolutamente che ciò che passa tra due giovani si possa chiamare "amore".
Il vecchio è orribile perché totalmente occupato dal tempo (...) E' la figura del vecchio che qui si vuole indagare. Non quale si vede con occhio ingenuo - individuo sciapo, inoffensivo e babbeo -, ma come essere terribile e noumenico.
Il vecchio è l'immagine figurale della cosa in sé.
La specie non è niente, alcuni uomini sono tutto.
Non v'è dunque che una sola età. Oppure, come possiamo anche dire, tutte le altre età sono faccende da psicologia. Solo la vecchiaia è in sé. Soltanto essa non chiede meno di una metafisica per essere trattata adeguatamente.
Vuoi sapere se uno è filosofo o no? Aspettalo al varco dell'età. Se lo è, la sua filosofia si vedrà sul suo volto.
Vent'anni sono una notizia, settanta un destino. Ciò che il qualitativista guarda annoiato e noncurante gli scava, nel mentre, l'abisso sotto i piedi.
ANATOL
Esiste una razza di parassiti - interpreti essi si definiscono - che si annidano dentro ciò che dite e vi pascolano.
Ritratto del filosofo da giovane? Ma non c'è alcun filosofo da giovane.
Neoplatonico, stoico, epicureo, cartesiano, spinoziano, kantiano, schopenhaueriano: i tuoi sette colori formano però il colore della verità.
Una filosofia che non fa dimenticare tutte le altre non vale niente.
L'affermazione con cui si scontrò molto più tardi, secondo la quale tutti pensano, lo lasciò incredulo. Che il pensiero fosse l'attributo più naturale dell'uomo lo reputava semplicemente puerile: la specie si osannava, ecco tutto.
Odiava il dialogo. Questa mostruosa moltiplicazione di se stessi. Amava l'intelligenza una. Si educava ad essere il solo. Si deduceva; tramutava ciò che era in idea. Si vedeva in trasparenza. Si, si dava la vita con le proprie mani.
Le discussioni sull'ordine biologico lo appassionavan poco. che come estensione egli facesse parte dello stesso ordine dei triangoli lo entusiasmava di più che di far parte dell'ordine animale. Lo sforzo per pensare quest'ultimo lo deprimeva. Egli plaudiva alla sua essenza geometrica. Gustava i suoi lati.
La filosofia deve cominciare con la pratica e finire con la teoria, insegna Anatol.
Perversione si può chiamare la smodatezza del conoscere che lo spinge; questa incapacità di sottrarsi al vizio, a frenesia che lo fa persistere negli stati d'animo più spiacevolo per ricavarne ancora una sensazione di realtà.
solo dopo anni anatol capisce che non si perviene alla conoscenza, ma che essa è il proprio destino.
Tutto è possibile a un Dio che si vendica, leggeva in un antico quaresimale. ma non vi è maggiore incredulità di quella del credente ed egli non vi crederà mai, commentava.
Le idee gli provengono ora dalla posizione di uomo scagliato nel cosmo ora dalle viscere delle cose frugate con cura. Afferra la conoscenza, Anatol. Ora, qui, in quest'attimo. Anatol non domanda ma sicuro, come in trance, dice.
Quello della vita è solo un concetto asiatico. Sopravvivere invece è cosa occidentale.
Che mi importa della filosofia? Di ciò che sta oltre mi importa.
I vostri libri mi infuriano: dov'è la cocaina? (...) Trattate la corteccia cerebrale come una vulva, troiette, doctores atque magistri!
Scrivere è un atto totale, solleva dall'agire e dal patire. Io sono? Io scrivo.
TEORIA DELLA CANZONE
Gli uccelli non sanno cantare. E’ l’usignolo che non sa cantare, non il rocker.
(...) "Giungerà un giorno una musica, una musica dionisiaca" dice Nietzsche (Nietzsche contra Wagner) e chi sa cosa aspetta. Questa musica è giunta, è la musica leggera. Quanto a noi, ritorniamo alla nostra sacra identità, non nei templi dell'Uno ma in una discoteca. Nel momento in cui volano i piedi e il corpo schizza da tutte le parti, viene l'Uno. I giovani teppisti - nome affettuoso giuro - sono i nuovi neoplatonici.
DE MUNDO PESSIMO
L'umanità deve costantemente operare per generare singoli grandi uomini: questo e nessun altro è il suo compito.
Lo scrittore di filosofia si augura in ultimo di non cadere nella mani di un interprete e delle sue molestie. ("Ho visto l'ombra di un cocchiere / che con l'ombra di una spazzola /spazzolava l'ombra di una carrozza).
Locke e kant rappresentano invece il plebeismo che penetra nella filosofia. Essi non hanno bisogno di discepoli ma di "lettori" (che sono tali perchè hanno gli occhi).
Io non insegno niente, e che potrei insegnare? Parlando sinceramente io non so niente.
Che la teologia abbia altri scopi che quello di vegliare un "morto", su ciò mi sembra che non vi sia alcun dubbio.
In altre parole, per quanto mi riguarda, non mi rivolgo, come fa Kant (o come dice di fare), "al lettore" o "alla gran massa degli uomini", cioè "all'intelletto comune". Da qui ebbe inizio il plebeismo nella conoscenza e la totale diseducazione al filosofare. Io non chiedo una compiacente adesione "da lettore. Ma sottomissione o niente.
Chi non pratica la lingua scritta non ha una precisa idea della lingua parlata.
Costui non capisce che parlare è come cinguettare o squittire, e che parlare veramente è "scrivere".
E' la filosofia universitaria. La filosofia quando ha perduto le sue caratteristiche di grande risposta alle domande di un'anima appassionata. Quando non ha più stile. Il libro filosofico-universitario non turba minimamente, come un trattato di tossicologia non avvelena.
(...) La sua forza è tutta apparente, e solo chi vive nell'apparenza ne risente per tutta la vita. Al di là è un trascurabile squittìo di topi. (...) Essa purifica la verità dagli ultimi residui di verità.
Come un lungo verme, di cui non si scorge né il principio né la fine, essa si allunga a dismisura, ma, per così dire, non ha né capo né coda. In compenso, che meraviglia di argomenti! (C'è anche chi, mentula sesquipedalis, dimostra la dimostrabilità della dimostrazione...). Ma la prova della verità è il suo imporsi senza meriti. Al contrario della filosofia universitaria, che si afferma solo per i "meriti" di quattro poveri diavoli. (Ma gratia nisi gratis est, non est gratia). Quali filosofi universitari abbiamo oggi! La catastrofe della coscienza occidentale in mano ai lavapiatti. Un insignificante passatempo, il loro nichilismo charitable! oppure piccoli enigmi, giuochi di parole a livello di intelletti da plebe. Filosofie per il divertimento della feccia. Il faut que lemasses s'amusent: qui ti voglio sophos! (Cè anche una controprova: come muore oggi un filosofo? Che tempi meravigliosi: oggi nessun Bruno muore sul rogo e Socrate sorseggia un bourbon).
Insomma, a chi si indirizza il discorso filosofico? Esclusa la feccia - che a stento sa dare un nome alle proprie voglie, e difatti le chiama "amore" -, resta quell'individuo che si unisce al filosofo come una metà all'altra.
Il nefando concetto di ricerca, proprio della filosofia universitaria, dovrebbe inoltre farla gareggiare efficacemente perfino con la scienza (se ancora v'è scienza).
Ma in essa la ricerca aizza a una specie di scontro col noto, non con l'ignoto. Aquì toro! Dobbiamo dunque uscire fuori dalla filosofia universitaria e affidarci al genio.
Ma allora a che servono i filosofi universitari? Risponde il noto epigramma: "Frish denn, die stuben gefegt! Darfür, ihr Herrn, seid hir da". "scopino bene le stanze, suvvia, per questo lorsignori son qui!" (Goethe e Schiller, Xenien, 60).
POESIE
Dimmi, un attimo prima della
putrefazione
quali evidenze, prove
mi porti della tua sorte?
Mentre la lingua cade marcia
quali parole pronuncia?
Il seno che palpasti è
frollo, sfatto
non ne gode il tatto
come una volta mentre,
dentro di me il tuo pene,
sfrigolava la mia potta.
Lei si volta e mi dice,
sono morta.
Sodalizio
E’ vero, due perfetti amici ormai tacciono. Non hanno più nulla da dirsi.Ma nel senso superiore. Godono delle loro sembianze stando accanto e delle loro anime stando lontano. Il mortificante chiacchiericcio non prevale sulle ragioni profonde per cui l’esistenza reciproca è assaporata come aria pura di montagna. Eppure si deve parlare ancora, e sfidare con turbanti parole l’atroce sordità del mondo. Ma in ultimo nel momento migliore della loro amicizia sono solo loro due. Tra essi non si introduce che l’incanto della Forma che danno a emozioni comuni.
music: marlene kuntz, bellezza.
