Sogno dunque sono è il titolo di una raccolta di circa cinquanta racconti brevi frutto di uno sguardo ironico e inquieto, che traccia, con forza, uno squarcio irrimediabile sulla tela superficiale della vita di provincia comoda, "bellina" e apparentemente "a posto". Sogno dunque sono è, infatti, la provocazione continua della realtà di facciata che si lacera: una ricerca ossessiva e costante del senso profondo dell'immanente nello scorrere quotidiano, e spesso entropico, delle piccole cose.

Con questo libro Lucio Giuliodori (Perugia, 1974) vinse, nel 2006, il primo Premio Midgard Narrativa, indetto dalla casa editrice umbra Midgard, imponendosi all’attenzione del pubblico e cominciando così a muovere i primi passi della sua ancora breve, ma già intensa, carriera di giovane scrittore. Nel 2007 la stessa Midgard ha pubblicato anche il secondo libro di Giuliodori: Musica Dentro e nel 2008 la nuova edizione dello stesso Sogno dunque sono, arricchita di nuovi racconti, un’introduzione dello stesso autore e una prefazione di Cristiano Drago.

Nelle pagine di Sogno dunque sono gli episodi autobiografici si fondono, travisati dal delirio, con un’immaginazione costantemente affamata di vita, e la poetica degli aneddoti, tratti dalla quotidianità dell’esperienza, è sublimata da un impulso irresistibile ad andare sempre un passo oltre, incontro all’infinito, procedendo lungo un cammino verso l’alto che porta, alla fine, a ripiombare inevitabilmente (e senza troppo entusiasmo) nella finitezza di se stessi, con una prospettiva completamente cambiata sulla propria vita e sul mondo. E con una consapevolezza, del tutto nuova, di quanto sia profondo l’abisso dell’esistenza.

Quella proposta da Giuliodori è una sequenza di immagini estrapolate dal loro contesto originario e riproposte ad un secondo livello di realtà: arricchite, cioè, da un forte desiderio di evasione surrealista, che porta l’autore a manipolare la potenzialità della vita, per adattarla al fluire delle proprie aspirazioni inconsce, attraverso parole spesso brutte, sporche, triviali. Parole che, tuttavia, forse proprio per questo, suonano per il lettore così familiari e seducenti. Sogno dunque sono è, per capirci, il tentativo, lucido e visionario allo stesso tempo, di connettere la birra da Gianni, le vigilesse di Piazza Italia, i parcheggi di Perugia, il Burger King e le vie di Amsterdam con il senso inafferrabile dell'esistenza.

Aprendo questo libro, quello che ci aspetta è, in questo senso, una colonna sonora vitale e vitalista, che fa da sottofondo al vivere caotico, e spesso insensato, della società contemporanea. Quelle che ci aspettano sono pagine piene di citazioni colte e parole forbite accostate, in modo spontaneo, alle icone e ai miti della cultura pop e della musica rock di cui le ultime due generazioni si sono abbondantemente nutrite. È per questo motivo che non stupisce affatto imbattersi in titoli evocativi come Notti bianche o London calling: due titoli che costituiscono delle evidenti citazioni, rispettivamente, del celebre romanzo breve Le notti bianche di Dostoevskij (pubblicato per la prima volta nel 1848) e dell’altrettanto celebre (almeno per gli under 45) long playing London calling del gruppo musicale britannico punk rock The Clash (uscito nel 1979).

Altre volte, quelli evocati nei racconti di Giuliodori sono invece richiami espliciti alla cultura televisiva, sciatta e banale, dell’Italia senza più né capo né coda, oppure al gergo della subcultura urbana, in cui l’autore-io narrante nuota come un pesce, al microcosmo del proprio ristretto gruppo di amici, o al più ampio reticolo di relazioni sociali perugine. Il tutto è amalgamato con una disinvoltura narrativa che rappresenta, probabilmente, un riflesso di quell’eclettismo culturale, fisiologico e trasversale, tipico della società contemporanea postmoderna.

Da questo substrato - che mescola riferimenti accademici aulici e cultura pop-rock; subcultura trash e immaginario televisivo; dialetto, lingua italiana più o meno viva e lingue straniere; filosofia e turismo - prendono vita episodi assurdi ed emblematici, descritti in racconti come Amsterdam, La moto, Stadio estetico, L’opera d’arte o Il parcheggio, che ricordano a volte le immagini dense, vagamente appese a un filo, dei quadri di Edward Hopper, mentre altre volte provocano lo stesso fascino irrazionale di un’esplosione di colori e scarabocchi astratti di Cy Twombly.

Il realismo metafisico di questo libro tende, dunque, a ricomporre in maniera quasi naturale, le due dimensioni umane dello “spirito” e della “materia”; quelle due dimensioni che il senso comune e le convenzioni sociali vorrebbero invece mantenere, per comodità, in un dualismo costantemente inconciliabile.

Sogno dunque sono è, in definitiva, un mosaico ontologico di frammenti di routine contaminata, e oniricamente stravolta, da un incontenibile desiderio di vita. Le pagine di vita vissuta e immaginata di questi racconti, realisti e visionari allo stesso tempo, scorrono, infatti, rapidamente una dopo l’altra, come se fossero una carrellata di immagini registrate da un’ideale videocamera interiore, portando a galla ciò che generalmente, per paura o per semplice pigrizia, si preferisce mantenere quieto nel sottosuolo dell’inconscio o del non detto. Si tratta, cioè, di racconti che si inseriscono perfettamente nel solco della letteratura underground, immortalata nelle celebri pagine del pop di strada, marcio e beffardo, di Charles Bukowski, ma arricchita da un marcato idealismo soggettivo. 
Chissà che cosa ne direbbe il caro, vecchio Hank Chinaski di questo taccuino di un “filosofo sporcaccione” perugino?

 

Nicola Mariani, Corriere nazionale, 02/11/08.

"Sogno dunque sono": il realismo metafisico di Lucio Giuliodori

Lucio Giuliodori