Karate: meditazione e principi filosofici.
Nel Karate, come per altro in tutte le Arti Marziali, è molto importante la respirazione. Nel kata sanchin (che è il primo kata del Karate Goju Ryu) essa svolge un ruolo fondamentale e si connette perfettamente ad alcune delle tecniche fondamentali di calcio e pugno.
Prendiamo come esempio proprio questo kata, per comprendere quanto sia importante e reale la connessione tra meditazione, concentrazione e respirazione. Il sanchin deriva dal metodo di meditazione in posizione eretta del Buddismo Zen e può essere praticato come una meditazione vera e propria. La respirazione è normalmente considerata come una semplice attività meccanica del nostro metabolismo: inaliamo l’aria che contiene principalmente ossigeno e azoto ed esaliamo anidride carbonica e azoto.
Di fatto accade esattamente così ma nella filosofia orientale, nonostante che il concetto fondamentale risulti identico, la respirazione è spiegata diversamente. Si inspira per assimilare l’energia dell’universo (chiamata Ki in giapponese) e si espira per scaricare l’energia "sporca" prodotta dal nostro corpo. Esistono due tipi di respirazione: quella toracica (kyoshiki kokyu) e quella addominale (fukushiki kokyu), quest’ultima è anche quella che viene usata dai cantanti per produrre il suono, che non parte dalla gola bensì dal diaframma, dall’addome. (Non è un caso che in molte Tradizioni spirituali, come per esempio quella Sufi, il suono è l'essenza dell'essere).
La filosofia orientale nonché anche la medicina orientale, va da millenni sostenendo che proprio questa zona dell’addome, è un’area estremamente importante per l’economia energetica del nostro essere (intendendo con la parola essere, sia la mente che il corpo). Qui infatti risiede il Ki, concentrato in una zona sferica chiamata Tan Tien. Essa non è ovviamente un organo ma semplicemente l’area in cui viene accumulata l’energia e da cui poi la stessa energia viene ridistribuita in tutto il corpo.Il concetto è elementare: il modo più semplice per accumulare energia è praticare la respirazione fukushiki kokyu, cioè la respirazione diaframmatica.
Accumulando il Ki nel Tan Tien si produce una notevolissima forza interna, che può essere poi utilizzata all'esterno - non dovendo dunque necessariamente usufruire anche della forza muscolare, cioè "esterna". Il rapporto tra la forza interna, il Ki nel Tan Tien e quella esterna, i muscoli e la preparazione atletica, è nelle Arti Marziali, regolato e "supervisionato" dalla respirazione, o per meglio dire la respirazione concentrata o consapevole, la quale va dunque a ricoprire un ruolo direttivo nel risultato finale prodotto dall’Artista Marziale.
La pratica del Kata sanchin, non è altro che una meditazione, formata da una simbiosi di respirazione, concentrazione ed esecuzione controllata di una serie specifica di calci, pugni e difese a vuoto (o meglio di fronte ad un avversario immaginario).
L’armonia delle tre attività eseguite all’unisono permettono di sviluppare una notevole riserva di energia interna, di potenziare la concentrazione e sviluppare una costante calma mentale, che è in termini filosofici, una sorta di attenzione dell’essere, o meglio dell’esserci: vivere il presente con consapevolezza, sentirsi un’unità armonica in movimento in cui la mente, concentrata, e il corpo anch’esso concentrato e "ritmato" dalla respirazione, si percepiscono e si potenziano, favorendo quell’integrità spirituale da millenni inseguita dai filosofi orientali e dagli Artisti Marziali, combattenti dello spirito prima che del corpo.
Il significato recondito del combattimento nel karate, non è vincere l’avversario, ma vincere se stessi, superare i propri limiti, conoscersi – nell’integrità e nell’integralità di mente e corpo – per migliorarsi. L’avversario è solo un simbolo, non a caso nel karate, non c’è nemmeno l’affondo dei colpi, ci si ferma un attimo prima del contatto fisico, la potenza si produce ma non a fini di danneggiamento altrui (il ko della boxe per intenderci) ma per conferma e prova della propria capacità di produrre potenza, cioè energia concentrata, nata nel Tan Tien dopo un esercizio di meditazione e respirazione e prodotta poi all'esterno. E’ dalla forza interna che nasce quella esterna. E’ dalla mente che nasce la potenza, non dal corpo.
Questo è il grande insegnamento delle Arti Marziali. I bambini (fortemente "aiutati" anche dal pessimo contributo della televisione – il wrestling e la violenza gratuita sempre e comunque, sia nella cronaca che nei telefilm) spesso crescono col mito del più forte, cioè del più forte fisicamente. Questo è totalmente diseducativo, nel corso della loro vita rimarranno infatti delusi da questa loro convinzione: i muscoli da soli non servono affatto, per fare di un uomo un grande uomo. La vera ricchezza è quella interiore: solo se sono felice dentro, vedrò poi un bel mondo al di fuori di me. Questi insegnamenti sono fondamentali da un punto di vista prettamente pedagogico-spirituale, preparano infatti a rapportarsi con gli altri nel modo più costruttivo, non vedendoli quali avversari, quali "limiti", quali nemici da sconfiggere ma semmai quali compagni di un cammino che si sta facendo insieme.
L’attenzione alla meditazione e al mondo interiore, nel corso di anni di pratica costante, porta alla comprensione che per cambiare il mondo, dobbiamo cambiare noi stessi. La saggezza orientale, riscontrabile nelle Arti Marziali e nella filosofia stessa, è una miniera d’oro da cui imparare il rispetto per gli altri e il perfezionamento di se stessi, attraverso l’autodisciplina, la concentrazione, la meditazione e lo sforzo fisico, quale risultato finale, quale conferma, quale prova tangibile e visibile di un’energia invisibile, fabbricata all’interno, fabbricata ad Arte, nel Tempio Interiore della Consapevolezza.
Lucio Giuliodori