Posizioni cerimoniali
Mentre dipingo vernicio pareti, quelle che rivestono il mio inconscio. E più dipingo, più le pareti aumentano, pensavo di averne solo quattro come in tutte le comuni stanze mortali, invece esse si moltiplicano.
Rendo sacro il mio lavoro attraverso il rito che impongo: lo imprimo nella tela che ho di fronte, lei mi guarda, scrutandomi, sbirciando tra gli squarci, i fori, le fessure dove il reale "si fa scappare una parola di troppo" - come diceva Florenskij ai suoi figli. Lì, dentro quei fori, traspare un bagliore, un tiepido filo di luce calda, circondato da sentinelle noetiche che, ordinate e flessuose come formiche marziali, proteggono tutte in fila, il corpus ermeticum del Verbo.
Prendono corpo le figure, si stampano piano nel quadro, nel marmo del paradiso, artificiale, spesso come un sorriso antico, gonfio di misteri. Sorgono paesaggi negli sguardi che dipingo(no). Nascono case, tetti e finestre ed ecco che infine cominciano a parlare. Il pennello le ascolta e quindi risponde, a colori, risplende, cade, gocciola, giù a strapiombo nel tempo.
Ed io santifico, sentenzio, predico dall'altare. In quanto sacerdote predìco il futuro, allungo il presente, trasmuto il passato. Ecco la Trinità che nei Concili inesistenti diventa unità, paradossalità del tempo senza dimensioni: né lineare, né circolare, semplicemente finale.
La Cerimonia va avanti, fonde e confonde ritmi ancestrali di accecante potere. Limpido come un Intento, vero come un germoglio, psichico, steso, fuori, appeso, dentro, stanco, opaco, teso, il Tempio incornicia il senso spossato di tutto questo anelare. Ondulare affreschi nella Chiesa impervia, gettata, scavata... questo presuppone la mia Cerimonia: ondeggiare segni, voragini, voraci vergini vagine appese, ridenti, arrese, assise, terse, fresche ondeggianti eteree negli affreschi spesi, distesi, circondati di profumo. Afrore iniziatico prorompe intorno, l'incenso asciuga lacrime avvolte da perché religiosi, relitti di idee morte e sepolte, aguzze e spezzate come specchi e dogmi. "Dormono i vascelli vagabondi arrivati da ogni confine, per soddisfare i tuoi desideri" (1) ... Così canta il coro nella Chiesa di quei dipinti, arguti e severi: egizi.
Torture impongono silenzi, scritture giacciono sospese nei secoli, dei secoli.
Amen.
NOTE:
(1) F. BATTIATO, Invito al viaggio.
In via di pubblicazione nell'antologia "Pazzia o santità", Limina Mentis Editore.