Lucio Giuliodori



Salvatore Ala:


Kandinsky wrote that “the arts are encroaching one upon another, and from a proper use of this encroachment will rise the art that is truly monumental". Is Kandinsky’s idea part of the reason why you create books that bring art, poetry and philosophy together? 


Kandinsky disse che le arti si intrecciano fra loro  e da un buon uso di questa sovrapposizione può nascere quell'arte realmente magistrale. E' l'idea di Kandinsky parte del motivo per cui  scrivi libri che accorpano arte, poesia e filosofia?





Lucio Giuliodori:  


Jung says “What I have written assaulted me from within. I let speak the spirit that moved me”. 


Jung dice: «Ciò che ho scritto mi assaliva dall’interno. Ho lasciato parlare lo spirito che mi muoveva»… 







SA:


I felt that in your book Surrealist Alchemy  there are poems which seem to be trying to embody this synthesis,  as in Nymphs Bathing, and the line “This is what I am now: an orgy of Art.” Is  Kandinsky’s synthesis not sometimes thinly veiled?  


Ho notato che nel tuo libro Alchimia surrealista ci sono poesie che sembrano rappresentare questa sintesi, come Nymphs Bathing e precisamente nel verso «Questo è ciò che sono ora: un’orgia dell’Arte». Non è a volte sottilmente velata questa sintesi kandiskiana?





LG: 


At the time of the encounter with certain paintings, in the first exact instant, the painting has touched and removed something mysterious and secret that it is concealed within, there was a resonance, two similar vibrations encountered each other: This "random" union, synchronous and necessary, was my poetry in Noumens as also in my previous and subsequent works.
In this precise moment my spirit has implicitly grasped the Kandinskian concept in the painting of Delvaux and I used poetic art to express it, after all the unconscious, as Jodorowsky says, "is artistic" and can only communicate in such a manner.

 
Nel momento dell’incontro con determinati dipinti, nel primo esatto istante, il dipinto ha toccato e rimosso qualcosa di misterioso e segreto che si celava all’interno, c’è stata una risonanza, due vibrazioni simili si sono incontrate: questa unione «casuale», sincronica e necessaria, è stata la mia poesia in Noumeni come anche nei lavori anteriori e posteriori.
In questo punto preciso il mio spirito ha implicitamente colto il concetto kandinskiano nel dipinto di Delvaux… per il mio mondo interiore Delvaux stava dicendo quello. Il mio interno l’ha detto e per dirlo ha usato l’arte poetica, perché l’inconscio come dice Jodorowsky «è artistico» e non può che comunicare in siffatta maniera.

 
 






SA:


One of my favorite poems in Surrealist Alchemy is the one referring to Leonor Fini’s Avant des'endormir,  and called by the same title: "To stretch out in your dream is not to sleep, it is going beyond. Into the elegance of mystery". I was wondering if you could say a little more about “the elegance of mystery"?

Una delle mie poesie preferite in Alchimia Surrealista è quella ispirata al dipinto di Leonor Fini Avant de s’endormir: “Scivolare nel sogno non è dormire, è andare oltre. Nell’eleganza del mistero”. Potresti dirmi qualcosa in più riguardo a tale eleganza del msitero?

 



LG:


Here there is obviously subtended an esoteric literature that refers to the dream as well as the astral gate - and I do not mean only Castaneda. Through the dream we do not read simply the subconscious but we cross a door that can lead to mysterious boundaries, therefore elegant (Perhaps Battiato’s Door of the Supreme Fear (La Porta dello Spavento Supremo) in which the artist says explicitly: "from the physical kingdom to the astral one”...)
These boundaries are elegant because they allow us to exceed oursevles, to overcome ourselves, to expand our being: the more I know myself, the more I exceed myself, the more I improve... even in terms of quality - knowledge and beauty.
The dream tears new worlds in the presence of which, the mechanistic-positivist approach that from Descartes onwards has dominated the categories of western speculation, cannot but abdicate.

"The elegance of mystery" is what makes us want to do philosophy in the exact opposite sense to the one imposed by rationalism. I refer to philo-sophy in the primordial and perennial sense of the term, i.e. traditionalist and hermetic: philosophy exists only hermetically. I don’t believe in mental gymnastics ("I am wary of systematics and I avoid them along the way" Nietzsche said), I am not interested in Hegel or Heidegger, I am only interested in concrete experiences, those that literally transform the entire being, body and spirit together, experiences that transcend the mind in its a priori. It's a matter of disregarding philosophy itself, in this sense a fully philosophical experience – to put it dadaistically: only by killing philosophy does one do philosophy.

Only after passing through the mind, or dodging it, or preventing it, we understand. Because this verticality ensures an understanding that focuses on the individual: "we only believe the philosophy that burns us" says Sgalambro. Everything is sound and vibration say the Sufi: let us be in tune with the octave of Giordano Bruno and burn of erotic love, divine as Saint Theresa wished, by way of that internal God that we are. This is the discovery that must transform us and burn us in which presence every logical or "philosophical" treatise loses its charm, elegance and mystery.

 
Qui c’è ovviamente sottesa tutta una letteratura esoterica che rimanda al sogno quale varco astrale - e non mi riferisco soltanto a Castaneda. Tramite il sogno non leggiamo semplicemente l’inconscio ma attraversiamo una porta che può condurre a confini misteriosi, dunque eleganti (forse proprio La porta dello spavento supremo di Battiato in cui l’artista recita esplicitamente: «dal regno fisico a quello astrale»…)

Tali confini sono eleganti perché permettono di oltrepassarci, di superarci, di ampliare il nostro essere: più (mi) conosco, più (mi) oltrepasso e più mi amplio in questo slancio conoscitivo più miglioro anche sotto il profilo qualitativo - la conoscenza è bellezza.

Il sogno squarcia mondi sconosciuti a cui l’approccio meccanicista-positivista che da Cartesio in poi ha dominato le categorie della speculazione occidentale, non può che abdicare.

«L’eleganza del mistero» è ciò che ci spinge a fare filosofia nel senso esattamente opposto a quello imposto dal razionalismo e dunque si addita qui alla filo-sofia nel significato primordiale e perenne del termine, nel senso tradizionalista ed ermetico: la filosofia esiste solo eremeticamente. Non credo agli esercizi ginnici del pensiero («Diffido dei sistematici e per strada li evito» diceva Nietzsche), non mi interessano Hegel o Heidegger, mi interessano le esperienze concrete, quelle che trasformano letteralmente tutto l’essere, corpo e spirito insieme – come diceva il grande fisico quantistico David Bohm: «un cambiamento di significato è un cambiamento dell’essere» - le esperienze che trascendono la mente a priori, anticipando e prescindendo la stessa filosofia, in questo senso pienamente filosofiche (dicendolo dadaisticamente: solo uccidendo la filosofia si fa filosofia).


Solo varcando la mente, o schivandola, o prevenendola, noi capiamo. Perché tale verticalità garantisce una comprensione che investe il singolo: «crediamo solo alla filosofia che brucia» dice Sgalambro. Tutto è suono e vibrazione dicono i sufi: accordiamoci all’ottava di Giordano Bruno e bruciamo di amore erotico, divino come voleva Santa Teresa, per quel Dio interiore che siamo. E’ questa la scoperta che deve trasformarci e bruciarci al cospetto della quale ogni trattato logico o «filosofico» perde di fascino, di eleganza e di mistero.