Lucio Giuliodori


“E chi non ha ali non deve mettersi al di sopra degli abissi” diceva Nietzsche, magari fosse un problema d’ali, qui ciò che manca è purtroppo qualcos’altro.

Michela Murgia e Chiara Valerio sparano a zero su Franco Battiato in uno scioccante video Youtube pubblicato il primo aprile 2020 dal titolo: “Il finto intellettualismo di Franco Battiato”. Nella descrizione del video si legge: “C’è un misterioso equivoco in forza del quale Franco Battiato gode di un’aura da intellettuale che non ha alcun appoggio sui suoi testi” e ancora “e se il vero gesto intellettuale di Battiato fosse semplicemente l’elettronica?”. Allucinante.

Il video parte con un pippone di sette minuti (il video intero è di diciassette) su Mozart che ha un duplice intento: darsi un tono innanzitutto, far vedere che loro sono due “intelletuali vere” che ascoltano solo Mozart e in secondo luogo creare così una fantomatica distanza qualitativa tra lo stesso Mozart appunto e il musicista che si app(r)estano a sbeffeggiare. Il patetico e maldestro tentativo fallisce platealmente sul nascere.


Uno degli innumerevoli meriti di Battiato è sempre stato quello di suscitare curiosità nell’ascoltatore, di evocare, di sussurrare, in una parola di fargli venire voglia di sapere, amore per il sapere, filo-sofia appunto, quasi a sopperire ai soventi disastri della scuola - proprio grazie a lui conoscenze tra le più disparate hanno raggiunto orecchie che altrimenti non sarebbero mai state raggiunte.

Non esageriamo affatto se affermiamo che Battiato ha di fatto elevato il livello culturale di milioni di italiani, antiteticamente invece, le due signorine in questione dall’alto della loro cosmica spocchia, matrice ontologica della loro ignoranza, lo sfracellano al suolo.


Il celebre cammello sopra la grondaia che Fascistometra definisce “incomprensibile” è in realtà una citazione del filosofo e scienziato persiano Al-Biruni vissuto nell’XI secolo che per descrivere l’inadeguatezza del linguaggio nel tradurre concetti scientifico-filosofici, ricorreva appunto alla celebre metafora.


A un certo punto, parlando del brano La cura, arrivano perfino a chiedersi chi le scriva le canzoni di Battiato! Pazzesco. In ogni modo glielo diciamo noi: La cura l’ha scritta con Manlio Sgalambro, uno dei più grandi filosofi italiani contemporanei che per eleganza e profondità è tranquillamente accostabile a colossi del pensiero occidentale quali Nietzsche e Cioran. La sua collaborazione col Maestro è durata addirittura un ventennio, dando vita a una delle pagine più meravigliose del panorama filosofico, poetico e musicale italiano (Sgalambro inoltre recita anche in Musikanten, il film che Battiato ha diretto sulla vita di Beethoven ma ovviamente che Battiato è anche regista nonché pittore, loro probabilmente non lo sanno).


Ma torniamo al video. Quel parrucchierare osceno non finisce mai e ogni volta che aprono bocca è un colpo al cuore: “Battiato è considerato un autore intellettuale ma ti vai a fare l’analisi dei suoi testi e sono delle minchiate assolute” - “Ma perché è mistico!” - “Ma non è che tutto quello che non capisci è mistico!” - ”Sì, io penso che tutto quello che non capisci è mistico. Ma io non ho mai ascoltato Battiato per quello che significava”.


Guardare tutto il video per intero costa uno sforzo immane, è letteralmente una tortura, un atto quasi eroico che un’etica filosofica però ci impone mentre Fascistometra col suo carrarmato di “intellettualismo vero” demolisce ogni briciola di buon senso intorno a lei, senza pietà: “Io da una canzone vorrei anche sentirmi raccontare qualcosa”…


Uno dei più grandi talenti di Battiato è proprio quello di riuscire a squadernarti in una singola “canzone” una mirabile infinità di immagini, sensazioni, dipinti, profumi e idee, a parlarti di mondi lontanissimi seppur quantisticamente vicini – perché interiori, riesce a farti innamorare del sincretismo di culture e bellezze tanto seducenti quanto irraggiungibili, armonizzate nel mandala estetico costruito ad arte dal suo Genio.


Sei tu che non capisci, non Lui che non racconta.


Passiamo oltre. Chiara Valerio si lancia nelle definizioni (dal significato arcano), prima ci dice che Battiato è “suggestione” e poi che è “disco-dance”. Ricordiamo alla signorina Valerio che nel 1978 il Maestro vinse il Premio Stockausen con L’Egitto prima delle sabbie, un saggio di minimalismo puro nel pieno del periodo sperimentale e se per assurdo avesse smesso lì sarebbe comunque entrato nella storia musicale, sarebbe diventato un autore di culto ma il fatto ancora più strabiliante è che a quel tempo non aveva nemmeno minimamente iniziato ad articolare il suo percorso artistico. Ed erano solo gli anni Settanta. Da lì in poi ha spaziato e coagulato stupendamente insieme: rock, pop, elettronica, sperimentale, musica da camera e lirica e ovviamente poesia, un’infinità di Poesia. Altro che disco-dance! Sorvoliamo poi sull’accostamento con Sabrina Salerno, per l’amor del cielo.


Non paga, la Valerio continua e inerpicandosi sopra l’era del cinghiale bianco ammette di amare “tutte le cose di comprensione immediata” – questo l’avevamo intuito, dopo di che ci spiattella un imperioso Manifesto di Antifilosofia: “non è necessario comprendere tutto” poi la chiosa ermeneutica, splendida: “e alla fine comprendere significa interpretare”. Non è finita, manca ancora la parola magica: “Pensa tu quando sei piccolino, ti ascolti Battiato e dentro di te capisci e quindi non diventi un fascista, diventi una cosa più lontana”. Siamo al puro delirio, Signori. A questo punto la Murgia, dopo tanto filosofare, rimane spiazzata e allora torna a Mozart e a Da Ponte, e si ricomincia con gli svarioni storici delle morti mancate dei protagonisti nelle opere ottocentesche.


E queste sono solo alcune delle monumentali stronzate sparate a ripetizione per ben diciassette interminabili minuti, una raffica violentissima.
Ciò che colpisce di più in questa terribile vicenda è l’approcciare un tale colosso del nostro panorama artistico e culturale attraverso un’ignoranza platealmente ostentata: il ribadirla, il compiacersene, lo sbattercela in faccia, il fregiarsi di non capire e di non sapere; una pagina orribile soprattutto se consideriamo che in questo momento il Maestro non sta bene. Queste due però stanno molto peggio.


Lucio Giuliodori








https://www.youtube.com/watch?v=62S0labuxoo

Bandiera bianca: sul ponte sventolano Michela Murgia e Chiara Valerio.