L’altro giorno per curiosità ho visto su Youtube un documentario sulle Bestie di Satana, agghiacciante vicenda risalente a più di 20 anni fa di cui non ricordavo nulla. Riflettevo su come la mente umana possa arrivare a tali livelli di folle sadismo, trattare un altro essere come un mero oggetto da vessare, torturare e infine trucidare.
Ora, per assurdo, facciamo un esperimento ucronico.
Immaginiamo per un attimo che nel corso di questi 20 anni il fenomeno abbia preso piede e sia totalmente sfuggito di mano generando altre bestie in tutta Italia che compiono gli stessi atti quasi quotidianamente. Non solo, immaginiamo anche che le bestie non abbiano più bisogno di andare in un bosco sperduto di notte per aggredire e uccidere ma ormai lo facciano alla luce del sole, per strada, in qualsiasi luogo frequentato, dalle stazioni alle piazze. Immaginiamo che il fenomeno sia diventato così familiare e culturalmente accettato che le bestie si sentano (e siano) impunite e impunibili.
Immaginiamo ora che nel corso degli anni il paese si sia diviso in due: da una parte, circa metà della popolazione del paese che denuncia la brutale spirale di morte e violenza, dall’altra la Chiesa e gli individui di fede cattolica che col tempo hanno deciso di chiudere un occhio al riguardo e quasi tollerare e indirettamente assecondare le bestie.
Perché? Per non perdere sé stessi. Per continuare ad avere un nemico di fronte che conversamente ne assecondi per riflesso il loro peso specifico, il loro marchio ontologico (che è più importante di tutto il resto): condanni le bestie? Quindi non sai perdonare, quindi non sei cristiano, quindi sei tu stesso un satanista. Sei tu, col tuo atteggiamento intimidatorio e intollerante ad essere bestia.
Immaginiamo ora, sempre per assurdo, che all’improvviso, per disperazione, sparisse letteralmente la metà del paese “non cristiano”, barricandosi in casa o emigrando in massa. A questo punto, la gran parte dei “cristiani” avrebbe una profondissima crisi d’identità, alla quale in molti non reggerebbero: alcuni si suiciderebbero, altri invece diventerebbero essi stessi anticristiani – proprio per continuare ad avere di fronte un nemico, un altro da sé che li possa definire e mantenere in vita. Essi infatti non vivono di vita propria, hanno sempre bisogno del nemico per specchiarsi.
Finché però c’è bisogno di un nemico per vivere, la vita stessa sarà sempre violenza e morte. E non solo la vita loro ma anche quella di chi non ha bisogno di specchiarsi.
Lucio Giuliodori, Giugno 2026
Esperimenti ucronici